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  5 . La Toscana dai Medici ai Lorena.
  
  Da: G. Spini-A. Casali, Firenze, Laterza, Roma-Bari, 1986.
     
         Nel  corso della prima met del Settecento, per effetto delle
         guerre   di   successione,  l'Italia  raggiunse  un   assetto
         geopolitico    destinato   a   durare   fino   alle    guerre
         napoleoniche. Le regioni italiane cessarono di  essere  usate
         come  pedine di scambio dai maggiori paesi europei  e  alcune
         delle  nuove  dinastie,  i Borboni a  Napoli  e  i  Lorena  a
         Firenze,  straniere  ma  meno  legate  agli  interessi  delle
         grandi  potenze, riusciranno ad avviare un'autonoma  politica
         di  riforme  economiche e legislative. Nel passo seguente  lo
         storico     fiorentino     Giorgio    Spini     ricostruisce,
         sinteticamente   ma   con  gradevoli  cenni   a   particolari
         interessanti,  il passaggio dai Medici ai Lorena  alla  guida
         del  granducato  di Toscana, evidenziando  quindi  come  tale
         mutamento  dinastico, dopo i primi decenni  di  assestamento,
         segn  per  la  Toscana l'avvio di una  ripresa  economica  e
         politica.
     
Ferdinando  secondo riusc a barcamenarsi alla meglio fra  francesi  e
spagnoli,  nella  guerra  dei  Trenta Anni  e  in  quelle  successive,
evitando  di  farsi  devastare  lo stato  da  questi  o  da  quelli  e
conseguendo  perfino un ingrandimento territoriale in  Lunigiana,  con
Pontremoli   (1650),  a  spese  della  Spagna.  Guadagn  perci   una
reputazione  di  saggezza politica: e forse la  meritava  in  paragone
all'imbecillit degli altri sovrani italiani di allora.  Per  Firenze
era ridotta a una specie di

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citt-museo, in confronto ad Amsterdam, a Londra, a Parigi: tutti  gli
intellettuali e i gran signori europei dell'ultimo Seicento  sentivano
il  dovere  di  visitarla, ma nessuno si attendeva di  l  indicazioni
importanti per il futuro.
     Neanche  le  migliori  qualit  di  Ferdinando  secondo  potevano
arrestare   un   processo   di   involuzione,   che   lentamente    ma
inesorabilmente  stava  logorando casa Medici.  E'  grottesco  che  in
questa  involuzione abbiano avuto un peso determinante le  peculiarit
sessuali  dei  granduchi.  Ma in un regime  come  quello  mediceo  era
inevitabile  che  i casi personali dei sovrani assumessero  dimensioni
patologiche.  Ferdinando ebbe un debole per i  bei  giovani  e  quindi
rapporti  matrimoniali piuttosto sgradevoli con  sua  moglie  Vittoria
della  Rovere,  la  quale  dal canto proprio fece  quanto  poteva  per
peggiorarli  ancora  col  suo caratteraccio e  la  sua  bacchettoneria
[maniacale attenzione alle forme esteriori del culto]. Il loro  figlio
Cosimo terzo (1670-1723) combin le tendenze particolari di suo  padre
con  le  mane religiose di sua madre e spos una nevrastenica,  Luisa
Margherita d'Orlans, cugina del Re Sole, che emp Firenze del baccano
delle  sue stramberie finch un bel giorno scapp in Francia e non  si
fece pi rivedere. Chiss come, da questa coppia esemplare era nato un
figlio   di  grande  talento  artistico,  Ferdinando,  cui   si   deve
l'invenzione  del pianoforte e quella raccolta preziosa  di  strumenti
musicali  che    uno dei tesori di Firenze. Purtroppo  era  anche  un
degenerato, al solito, che si rovin talmente la salute con i vizi  da
premorire  al  padre,  senza  lasciare figli.  Il  secondogenito  Gian
Gastone era il pi dichiaratamente invertito della famiglia e  per  di
pi uno squilibrato, di una pigrizia pi che morbosa, bench non fosse
privo  di  un  filo  di  quell'ingegnaccio che per  secoli  era  stato
prerogativa  dei Medici. Vivo ancora Cosimo terzo, le potenze  europee
cominciarono a negoziare tra loro la successione al trono di Toscana.
     In  un clima farsesco e tragico insieme come questo, la corte  di
Firenze non ebbe pi parte alcuna nella politica europea. Allo sfacelo
politico si accompagn il collasso economico. Del resto, sarebbe stato
difficile  evitarlo  anche  se la Toscana  avesse  avuto  sovrani  pi
intelligenti e capaci: gran parte del granducato di Ferdinando secondo
e  di  Cosimo  terzo  coincise col regno di Luigi  quattordicesimo  in
Francia:  prima  la politica mercantilista del Colbert  [Jean-Baptiste
Colbert,  ministro del re di Francia Luigi quattordicesimo,  promotore
di  una  politica economica caratterizzata, fra l'altro, dall'adozione
di  misure protezionistiche ai danni dei prodotti stranieri] e poi  le
convulsioni  brusche determinate dalle guerre del Re  Sole  inflissero
mazzate su mazzate alle manifatture fiorentine, gi zoppicanti di suo.
Un'alluvione di pitocchi [mendicanti] e di straccioni inond le strade
fiorentine  e le istituzioni caritative della citt non ce  la  fecero
pi a fronteggiarla. Cosimo terzo ritenne suo dovere di buon cattolico
rispondere alla crescita della delinquenza con un aumento di  severit
della  giustizia. Ma le forche non erano un rimedio gran che  efficace
alla crisi. [...]
     Il  problema  della successione al trono di Toscana,  ormai,  era
nelle  mani  delle  grandi potenze. Ma vi fu almeno  un  tentativo  di
rivendicare l'autonomia di Firenze e di inserire quella rivendicazione
nel  clima del nascente liberalismo europeo, inaugurato dalla vittoria
inglese  nella guerra di successione spagnola. Un giurista nutrito  di
cultura   scientifica   galileiana,  Giuseppe   Averani   (1662-1738),
fiorentino anche se docente all'Universit di Pisa, sostenne nei  suoi
scritti  le ragioni di chi reclamava che, una volta estinti i  Medici,
si  tornasse allo status quo ante, cio alla Repubblica fiorentina. N
mancarono  simpatie di liberali inglesi e olandesi  per  questa  tesi.
Purtroppo  prevalsero  calcoli dinastici e  il  trono  di  Toscana  fu
attribuito a don Carlos di Borbone, in un primo momento, e a Francesco
Stefano  di  Lorena, sposo di Maria Teresa d'Austria,  in  un  secondo
tempo.  Ma,  persino allora, i patrizi fiorentini che  governavano  di
fatto   in  nome  del  granduca  Gian  Gastone  (1723-1737),   dettero
un'estrema  battaglia  per  l'autonomia della  Toscana,  evitando  che
diventasse  una  provincia austriaca. Se non altro, ottennero  che  la
corona granducale restasse separata da quella imperiale e che dopo  la
morte  di Francesco Stefano toccassero questa al primogenito e  quella
al secondogenito, garantendo cos
     
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     per    l'avvenire    l'esistenza   di    una    dinastia    tutta
toscana.  Qualcosa  di buono, del resto, lo fece  anche  l'ultima  dei
Medici, cio la sorella di Gian Gastone, Anna Maria ( 1743), che  era
stata  sposata all'elettore palatino [il conte del Palatinato  renano,
uno  dei  principi  tedeschi cui spettava l'elezione dell'imperatore].
Ordin   infatti  nel  suo  testamento  che  le  preziose   collezioni
artistiche della sua famiglia restassero per sempre a Firenze. [...]
     Purtroppo  le  guerre  di successione stremarono  e  impoverirono
tutta  l'Italia  e Firenze non fece eccezione, pur non dovendo  subire
devastazioni belliche. La prima met del Settecento fu uno dei periodi
pi  neri della sua storia. Da capitale di uno stato indipendente  era
stata  declassata  a  citt  di provincia,  dipendente  da  un  centro
lontano. Francesco Stefano si fece vedere appena nel granducato  e  se
ne  stette sempre a Vienna, lasciando il governo della Toscana  a  una
reggenza  presieduta da un suo fiduciario straniero.  A  Firenze,  nel
trentennio della Reggenza (1737-1765), non fu costruito altro  che  il
mediocre arco trionfale in onore di Francesco Stefano che sta  davanti
a porta San Gallo [oggi in piazza della Libert]. E a costruirlo fu un
architetto di terz'ordine qualsiasi, Jean N. Jadot, e straniero per di
pi.  Un  bel  record  negativo per la citt  del  Brunelleschi  e  di
Michelangelo. [...]
     Solo  con la morte di Francesco Stefano, e l'ascesa di suo figlio
secondogenito Pietro Leopoldo (1765-1790) al trono granducale, Firenze
torn  a essere sede di una dinastia propria, sia pure inclusa  dentro
l'orbita  politica internazionale degli Asburgo. Il nuovo granduca  si
distinse  subito  per  la  politica lungimirante  di  riforme  da  lui
impostata,  valendosi  degli ottimi funzionari che  gi  avevano  dato
tanto  buona prova di s sotto la Reggenza, come il Rucellai, il Neri,
il Tavanti, il Gianni e aggiungendone altri di analogo valore, fra cui
il  geniale idraulico Vittorio Fossombroni (1754-1844) di Arezzo.  Per
un  buon  quarto  di  secolo, la Toscana divenne cos  il  laboratorio
politico,  in cui si speriment la traduzione in pratica di quanto  di
meglio l'intellettualit illuministica avesse elaborato in Europa,  in
materia  di  diritto, di economia, di scienza politica  e  perfino  di
teologia.
